Rinuncia all'eredità: che cos'é

Si tratta di un atto con il quale il chiamato all’eredità dichiara di non voler ereditare i beni che per successione gli sono stati conferiti dalla persona deceduta e gli spetterebbero per diritto. In questo caso la sua quota sarà devoluta ad altri eredi, a meno che non subentri la rappresentazione o in caso di testamento sia prevista la sostituzione.

La rinuncia è un negozio solenne, si deve fare con una dichiarazione ricevuta da un notaio e dal cancelliere del Tribunale del circondario in cui si è aperta la successione : la stessa viene poi inserita nel registro delle successioni. Non può essere sottoposta né a condizione, né a termine e non può neppure essere parziale. Ha efficacia retroattiva, cioè il rinunziante è come se non fosse stato chiamato all’eredita’, purchè non abbia accettato l’eredità stessa mediante accettazione espressa o tacita.

Una volta fatta la rinuncia, potrebbe essere revocata, il rinunciante, se non è passato il termine di prescrizione, ha diritto di accettare l’eredità fino a che, in seguito al suo rifiuto, un chiamato di grado ulteriore non abbia a sua volta già acquistato l’eredità.

E'molto importante ricordare che quando una persona rinuncia ad una eredità, ed è figlio o fratello del defunto, trasmette l’eredità stessa ai propri discendenti, per effetto della rappresentazione.

Decidere se conviene accettare o meno un’eredità non è sempre facile, infatti il de cuius potrebbero lasciare diversi immobili da una parte, ma nello stesso tempo, dall’altra, numerosi debiti, come ad esempio cartelle esattoriali. Per questo motivo è molto importante verificare tutti i documenti che si è in grado di recuperare: eventuale testamento, visure catastali, estratti conti bancari, ultima dichiarazione dei redditi, corrispondenza… per farsi una prima idea del possibile patrimonio ereditario. Nelle situazioni dove sorge qualche dubbio è opportuno, prima di fare ogni scelta, verificare l’esatta consistenza del patrimonio del de cuius facendosi aiutare da un notaio o da un professionista, analizzando tutti i pubblici registri catastali, verificando eventuali atti di pignoramento, eventuali fallimenti e qualsiasi altra informazione sia utile a ricostruire l’effettivo saldo tra crediti e debiti che si potrebbero ereditare.

La situazione forse più grave quando ci sono delle pendenze fiscali in capo al defunto, in questo caso potrebbe succedere che queste siano talmente elevate tali da non rendere conveniente accettare l’eredità

Il fisco quando deve procedere alla riscossione di un tributo in capo al de cuius per prima cosa si rivolge al primo chiamato all’eredità, esegue una verifica e se questo ha rinunciato si rivolge al secondo e così via sulla base sulla base dei livelli delle successioni testamentarie, art. 523 del codice civile, e per le successioni legittime articolo 522 del codice civile.

Nel caso di successione testamentaria, verrà applicata l'eventuale sostituzione, se prevista dal testatore, in nel qual caso l’eredità o la quota della persona che ha rinunciato si devolvono a favore della persona indicata quale sostituito; quando invece questa volontà rimanga inespressa, soccorrono (ricorrendone gli estremi), prima le norme sulla rappresentazione poi, in secondo luogo, quelle relative all’istituto dell’accrescimento, o, in estrema ipotesi, la disciplina della successione legittima.

In presenza di successione legittima, invece, se non ha luogo la rappresentazione, la quota del rinunziante si devolve a coloro che con lui sarebbero entrati in concorso; nei casi ove il rinunziante sia l’unico chiamato, cioè qualora non esistano concorrenti, l’eredità si devolve a coloro ai quali spetterebbe se egli mancasse, secondo le categorie e i gradi stabiliti dalla legge, ed in caso ancora di mancanza di altri successibili l’eredità è comunque devoluta allo Stato, tenendo presente però che “lo Stato” non risponde dei debiti ereditari e dei legati oltre il valore dei beni acquistati . (Rivista il Fisco)

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